DNA ITALIA
L’AZZARDO PER UN FIGLIO
Nuova commissione in prima esecuzione mondiale
Musica di Claudio Scannavini
Drammaturgia e libretto di Alberto Jona
IL SIGNOR BRUSCHINO, ossia Il figlio per azzardo
Musica di Gioachino Rossini
Libretto di Giuseppe Maria Foppa
Prima rappresentazione Venezia, Teatro San Moisè, 27 gennaio 1813
L’AZZARDO PER UN FIGLIO
Bruschino Senior Sergio Vitale
Bruschino junior Alikhan Zeinolla
Filiberto Omar Cepparolli
Petunia Matteo Mollica
Ortensia Junchen Huang (allieva Accademia AMO)
IL SIGNOR BRUSCHINO, ossia Il figlio per azzardo
Gaudenzio Matteo Mollica
Sofia Paola Leoci
Bruschino, padre Sergio Vitale
Bruschino figlio Alikhan Zeinolla
Florville Antonio Mandrillo
Commissario Yulong Zhou (allievo Accademia AMO)
Filiberto Omar Cepparolli
Marianna Junchen Huang (allieva Accademia AMO)
Direttore Aldo Sisillo
Regia Alberto Jona
Scene e costumi Gisella Bigi e Ignazio Buscemi in collaborazione con Liceo Artistico Musicale e Coreutico Felice Casorati
Luci Ivan Pastrovicchio
Orchestra Antonio Vivaldi
Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara
Nel dramma francese, Le fils par hasard ou Ruse et Folie di Alissan de Chazet e Oury, da cui prende le mosse il libretto di Foppa, le motivazioni erano legate a timori economici che si dissipassero grandi patrimoni, nell’opera rossiniana tutto questo sparisce e anzi la velocità con cui Bruschino padre promuove il nuovo matrimonio introduce un elemento enigmatico che apre possibili sviluppi per un nuovo plot narrativo.
Eccoci dunque nella locanda dell'oste Filiberto, qualche giorno prima degli eventi dell'opera di Rossini, dove arrivano i due Bruschino e dove il figlio alloggerà per qualche giorno in attesa che il padre metta a punto il contratto nunziale. Dopo un primo momento di attrito fra i due, Bruschino padre sembra mostrarsi disponibile (e lo sarà poi del tutto nell'opera di Rossini) ad accogliere la fluidità del figlio. Il soggiorno nella locanda di Filiberto si trasforma, da subito, grazie a due incontri stravaganti, in un folle percorso rivelatore di nuove tendenze e libertà da parte di Bruschino figlio. Modello è stato ovviamente il teatro di Lorenzo Da Ponte e di Carlo Goldoni, con un occhio però alla contemporaneità, grazie a uno sfasamento temporale e a un continuo gioco di citazioni che fa sì che i personaggi siano quasi consapevoli di abitare un prequel scritto ai giorni nostri.
Il lavoro con il compositore Claudio Scannavini è stato entusiasmante. Ci siamo trovati in grande sintonia nella scelta di evitare la parodia rossiniana, optando invece per un mondo sonoro dove l’aspetto ritmico e quello timbrico giocassero in funzione di ironia, seduzione, spleen e leggerezza, e soprattutto lasciassero veleggiare l'opera, almeno così speriamo, fra comicità e malinconia, fra verità e finzione.
Alberto Jona
Questo piccolo ma enigmatico snodo apre una costellazione di possibili interpretazioni sui rapporti fra i personaggi, su un non detto che sembra emergere nella decisione finale di Bruschino Padre. Egli si rivela allora un genitore sorprendentemente moderno, capace di accettare un figlio “scapestrato” – forse persino “diverso” – e di approfittare del “caso” per lasciarlo finalmente camminare con le proprie gambe. Del resto, il caso è uno degli archetipi e degli strumenti risolutivi del teatro rossiniano: basti pensare al Barbiere di Siviglia o alla Cenerentola. Il gioco dei travestimenti, degli scambi d’identità, degli infingimenti e delle agnizioni – tipico ancora del teatro comico tra tardo Settecento e primo Ottocento – può abitare anche un tempo a noi più vicino, in cui l’ambiguità non solo è tollerata, ma metabolizzata. Ho immaginato dunque le vicende di Bruschino, Sofia, Florville e Gaudenzio negli anni Venti del Novecento, ma all’interno di una sorta di set cinematografico, la musica di Rossini sembra infatti anticipare le vertiginose velocità futuriste e l’ironia surreale di Buster Keaton.
Il Signor Bruschino è una farsa e come tale va affrontata con leggerezza; ma è anche attraversata, fin dall’Ouverture, da una Weltanschauung disincantata e ironica che rende il teatro rossiniano straordinariamente contemporaneo.
Nasce così l’impianto scenico: insieme a Gisella Bigi abbiamo immaginato un mondo “girevole”, capace di tradurre visivamente i ritmi rossiniani. Un universo art deco, omaggio al cinema muto degli anni Venti, sul quale si stagliano protagonisti vestiti di colori vivaci. L’azione scenica, strizzando l'occhio al cinema muto degli albori, rende il confine fra realtà e finzione sempre più sottile e labile.
Alberto Jona
